News da Atlantide

20/02/2018

Sei sicuro che le tue campagne email siano efficaci?

Appare ormai chiaro ad ogni professionista del settore che, almeno a livello di aziende vincenti nell’utilizzo della comunicazione online finalizzata al raggiungimento dei propri obiettivi di mktg, la battaglia non si combatte solo sull’efficacia di un mezzo ma, piuttosto, nell’ottimizzazione delle modalità con le quali, tale mezzo, viene utilizzato.
Nel caso specifico dell’email marketing, nel cui ambito rientra la newsletter che vi ha portato a leggere questa pagina e che ne rappresenta un importante “braccio armato”, è interessante porre l’attenzione su alcuni aspetti che possono aumentarne sia la lettura che la redemption; cioè i contatti generati o, più semplicemente, i “click” al link verso il quale vogliamo indirizzare il destinatario.
Fondamentale è la cosiddetta “Email Subject Line”, cioè il “titolo”, detto in maniera semplice, o la “Headline”, utilizzando un termine mutuato dall’advertising tradizionale.
E come nelle headline esiste una classificazione per tipologia, da quella interrogativa a quella incuriosente, a molte altre, ma con un denominatore comune, massimizzare l’effetto, appunto, in termini di ritorno dell’investimento.
Ma ecco alcuni esempi di “Email Subject Line” che alcuni siti di ricerca specializzato hanno giudicato vincenti.
- “Non aprire questa mail”
Fa leva probabilmente sul desiderio di trasgressione e, inoltre, stupisce perché invita a fare (in apparenza) il contrario di ciò che ci si aspetta;
- “Grazie di…”
E’ provato che, in un individuo di medio livello di educazione e livello sociale, la riconoscenza sia un sentimento abbastanza forte da provocare una reazione attiva e positiva; anche un approccio del tipo “Un regalo per te” rientra in questa categoria, con il rafforzativo del desiderio verso il regalo promesso;
- “Hai mai pensato che…”
Fa leva sulla normale curiosità dell’uomo verso la scoperta di un nuovo punto di vista, o di una strada non ancora percorsa per risolvere un problema noto; suscita certamente attenzione e riesce spesso nell’intento di canalizzare l’attenzione verso la comunicazione a lui destinata. Uno slogan scelto da Guess: “Don’t wear last year’s styles.” punta invece sulla vanità, ma anche sul “non ok feeling” e il conseguente desiderio di “essere all’altezza”, di non deludere le aspettative.
Erano alcuni spunti, la cui efficacia è confermata dai risultati; molte altre sono le possibilità, altrettanto valide e vincenti, purché rispettino i presupposti dei quali abbiamo parlato.

Copyright Paolo Mander - titolare Atlantide

06/11/2017

Investire bene nel digitale

Sull’onda dello sviluppo della comunicazione attraverso i nuovi media digitali e delle strategie di marketing studiate ad hoc per massimizzarne i risultati è nato, e si espande a macchia d’olio, un interesse generalizzato da parte di imprenditori medio-piccoli (quelli grandi hanno reparti interni dedicati) verso un utilizzo di questo ormai indispensabile macro-canale di comunicazione pubblicitaria. nei prossimi numeri di questa newsletter analizzeremo i pro e i contro di ognuno dei principali nuovi media digitali, ma ora vorremmo fare una premessa per sgombrare il campo da equivoci.
1) E’ impossibile diventare un esperto di digital marketing seguendo qualche videoconferenza o webinar gratuito con “docenti qualificati”;
2) I “docenti qualificati”, quelli veri, costano da 1.000 euro al giorno in su, dunque è impensabile che lavorino gratis;
3) I docenti che lavorano gratis sono, generalmente, dei commerciali che investono il loro tempo per acquisire nuovi clienti per qualche società che dovrà, se diverrete loro clienti, addebitarvene il costo;
4) I consulenti bravi sono pieni di lavoro, difficilmente dedicheranno alla loro promozione più di una telefonata, una newsletter o un invio postale per presentare la loro attività;
5) Se qualcuno vi dice che in trenta giorni, applicando il metodo XY, potrete aumentare il vostro fatturato del 30%, pensate che se fosse così facile lo farebbero tutti, anche i vostri competitor;
6) Ricordate sempre che costruire un’immagine d’impresa credibile richiede tempo, attenzione e denaro; distruggerla invece, è facilissimo: la vostra immagine è il primo patrimonio da salvaguardare;
7) Ultimo ma non meno importante, per ottenere risultati ci vogliono gli investimenti adeguati agli obiettivi; ne di più ne di meno.

Copyright Paolo Mander - titolare Atlantide

11/07/2017

Gli investimenti pubblicitari in Italia (per settore)

Gli investimenti pubblicitari divisi per settore ci offrono una tendenza degli investimenti in comunicazione, tenendo conto sia dei termini assoluti di valore che della stagionalità.
Scendono, anche se in modo meno significativo, prodotti da toeletta, viaggi ed editoria. Battuta d’arresto, infine, degli investimenti pubblicitari delle case automobilistiche, caratterizzati in tempi recenti da una forte vitalità.
Permane la stagnazione degli investimenti complessivi, in Italia, calati in un anno di circa il 3% sui media presi in considerazioni da Nielsen nel periodo I quadrimestre 2017 su stesso periodo 2016.
Guarda la tabella.

Copyright Paolo Mander - titolare Atlantide

11/07/2017

Ci sono ancora imprenditori che credono a Babbo Natale?

Molto spesso incontriamo pagine web, o riceviamo messaggi DEM, che promettono risultati miracolosi in termini di aumento di fatturato e utili in tempi brevi e a costi irrisori. Inutile dire che, come prevedibile, si tratta di una semplice trappola commerciale per attrarre imprenditori ingenui.
Nel film comico/grottesco degli anni ’80, “7 chili in 7 giorni”, con gli spregiudicati Verdone e Pozzetto, l’unica cosa vera, nelle loro promesse, è la determinazione nello sfruttare la dabbenaggine dei clienti. E’ evidente a chiunque che, se fosse davvero possibile aumentare il proprio fatturato del 300% con costi bassi e tempi rapidi sarebbe questa una strada percorsa da ogni impresa. Evidentemente non è così. I risultati stabili si ottengono, nel marketing come in altri settori, con pazienza, costanza e determinazione.
Le idee geniali qualcuno le ha, le applica con perseveranza e diventa un imprenditore di successo. Casi rari che si leggono nelle case histories dopo che i risultati sono stati raggiunti; non certo nei manuali per triplicare il fatturato dalla sera alla mattina. I professionisti bravi non offrono consulenze gratuite; sono troppo impegnati a (e pagati per) seguire le imprese leader nei loro settori.

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05/05/2017

Gli investimenti pubblicitari in Italia

Gli investimenti pubblicitari divisi per settore ci offrono una tendenza indicativa, ma in taluni casi significativa, delle politiche di comunicazione in diversi settori, per comprendere le quali dobbiamo tenere conto anche della stagionalità degli acquisti di alcuni prodotti/servizi (guarda la tabella).
Leggendo tra le righe, o meglio, tra le cifre, si può provare a capire invece se è individuabile un trend stabile e significativo in qualche categoria merceologica; come l’abbigliamento ad esempio, che continua il sua discesa che lo porta oggi a un 4% netto degli investimenti pubblicitari totali. Stabili le telecomunicazioni, anche se segnano una discesa nel breve, che assorbono il 6,3% del totale.
Continua l’ascesa degli investimenti pubblicitari delle case automobilistiche che, cavalcando la ripresa del settore, si affrontano a suon di campagne, soprattutto promozionali, in tutti i segmenti. Arma quest’ultima alla quale non si sottraggono più nemmeno i marchi premium, come vediamo dalla recente campagna BMW serie 2.

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08/05/2017

Gli investimenti pubblicitari in Italia

Gli investimenti pubblicitari nei diversi media mostrano un trend ampiamente prevedibile ma con qualche sorpresa (guarda la tabella).
Continua la discesa della carta stampata, soprattutto i quotidiani; stazionarie le TV: Generaliste, Digitali e Satellitari fanno però la parte del leone, con 2/3 della raccolta totale.
Le GO TV (schermi video nelle principali infrastrutture dedicate al trasporto e movimento della popolazione: Stazioni Ferroviarie, Aeroporti, Metropolitane, Autobus, Autostrade) vengono quotate come media a se stante, anche se con una quota marginale (in discesa).
Stazionari gli investimenti su internet, attestati a circa il 7% del totale; poco meno le radio, circa il 6%. Tiene bene il settore direct mail, con il 5% degli investimenti totali.
Dati di gennaio 2017 confrontati con gennaio 2016 (fonte Nielsen)

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29/03/2017

Siamo sempre più “Smart”

In Italia, nel 2016, la percentuale di persone che accedono ad internet per ragioni personali (non per lavoro) ha raggiunto il 77%; il 63% del totale degli intervistati dichiara di farlo giornalmente.
Ma gli ultimi dati di fine 2016 (a livello mondiale) relativi invece al tipo di apparato utilizzato per accedere a internet ci fornisce un dato ancor più interessante: il sorpasso, probabilmente definitivo, dell’utilizzo di smartphone e tablet rispetto ai desktop. Aldilà della semplice cronaca dei numeri questa notizia deve farci riflettere sul cambiamento del modo di fruire i contenuti online e il diverso rapporto con le unità mobili rispetto ai desktop, nei quali la visualizzazione dei contenuti avviene attraverso grandi schermi, fermi su scrivanie o tavoli. Cambiano infatti sia i tempi che le modalità di utilizzo e pure la capacità (e i limiti) di queste periferiche di comunicare testi e immagini; fisse o mobili che siano. Coincidono però anche con la tendenza, da parte soprattutto dei big spender (le aziende che investono di più in pubblicità), di spostare una discreta quota del budget dai video in TV a quelli in rete.
E i nuovi dispositivi diventano essi stessi fattore di segmentazione del target che, fatalmente, si sposta verso le nuove generazioni.

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24/02/2017

Tendenze nell’utilizzo di internet da parte di utenti e aziende

Il 63,2% delle persone di 6 anni e più si è connesso alla Rete negli ultimi 12 mesi (60,2% nel 2015) mentre circa il 45% accede tutti i giorni. Nell’uso di Internet l’età è ancora il principale fattore discriminante: sono i giovani a utilizzarlo di più (oltre il 91% dei 15-24enni) ma la crescita è significativa anche tra i 60-64enni (da 45,9% a 52,2%).
_ Fra le persone che hanno usato Internet negli ultimi 3 mesi, l’85,8% ha fruito di contenuti culturali, il 57,8% ha utilizzato un social network e quasi un terzo ha pubblicato sul web contenuti di propria creazione.
_ Si stima che il 71,3% delle imprese con almeno 10 addetti disponga di un proprio sito web o pagine su Internet (70,7% nel 2015); quasi tre imprese su dieci hanno sul sito un link al proprio profilo social mentre il 39,2% utilizza un social media (37,3% nel 2015). Solo il 15,6% utilizza più di uno strumento web 2.0.
_ La maggioranza degli utenti ha dichiarato di avere competenze digitali di base (35,1%) o basse (33,3%). Limitate anche le competenze digitali all’interno delle imprese: solo il 12,4% di quelle con almeno 10 addetti sceglie di svolgere le funzioni ICT per lo più con addetti interni mentre il 61,9% ricorre a personale esterno.
_ In un anno, gli internauti che fanno acquisti online passano dal 48,7 al 50,5%; tra quelli che non hanno fatto acquisti negli ultimi 3 mesi il 40,9% ha comunque cercato informazioni su merci o servizi e/o ha venduto beni online.
_ La raccolta dati per l’indagine sulle imprese si è svolta nel periodo maggio-luglio 2016 mentre quella sugli individui è stata realizzata nel mese di marzo 2016 pertanto i riferimenti temporali relativi all’anno 2016, agli ultimi dodici mesi o agli ultimi tre mesi sono da riferirsi a questi intervalli temporali.
comunque cercato informazioni su merci o servizi e/o ha venduto beni online.
_Aumenta rispetto al 2015 la quota di imprese che vendono online (da 10% a 11%); si conferma un consistente divario tra piccole e grandi aziende.
_ Smartphone e servizi cloud permettono la connessione alla Rete e l’accessibilità ai file sempre e ovunque: il 42,1% degli utenti di Internet usa gli smartphone per collegarsi mentre è fuori casa o lontano dal posto di lavoro; il 29% ricorre ai servizi cloud per salvare documenti o altri file per uso privato.

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31/01/2017

La comunicazione orizzontale

La progressiva trasformazione avvenuta negli ultimi anni e tuttora in corso del modello di comunicazione e di flusso delle informazioni relative a prodotti e servizi sta ormai consolidando un profilo di conversione sempre più rapida dal modello tradizionale broadcast, a quello cosiddetto “orizzontale”.
Dunque come consumatori siamo sempre meno disposti a ricevere “comunicazioni dall’alto”, pubblicità compresa; vogliamo piuttosto essere protagonisti di questo processo a due vie.
E’ evidente che tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la nascita e la rapida evoluzione della comunicazione digitale. L’abitudine sempre più diffusa di consultare le opinioni di precedenti acquirenti/consumatori relative a fornitori di beni o servizi, oppure prodotti, prima di fare un acquisto, sta creando un circolo virtuoso che pone alle aziende sfide importanti e impegnative.
Blogger sconosciuti ai più sono oggi in grado, grazie alla reputazione raggiunta e conquistata con competenza e determinazione, di condizionare mercati di nicchia, sebbene comunque significativi.
Operatori di e-commerce sempre più potenti sul mercato online, grazie ad un’attenzione spasmodica alla soddisfazione del cliente riscrivono il concetto di marketing in modo lapidario, obbligando i competitor ad accettare un impegno gigantesco.

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